Il contachilometri della Vespa

Il contachilometri della Vespa

La storia di un'era attraverso la Velocità.

Certamente, nel corso degli anni di modifiche ne ha viste parecchie questo pezzo di storia italiano, trasformatosi nei decenni da mezzo di trasporto popolare a vera e propria icona vintage di design apprezzata e imitata in tutto il mondo. E con lei, come prevedibile, è cambiato anche il design dei particolari che ci raccontano l’evoluzione degli usi e dei costumi italiani. Tra questi il contachilometri è certamente uno dei più interessanti perché in grado di svelarci come si sono evoluti gli usi e i costumi d’Italia attraverso le velocità, parametro che ha determinato senza dubbio il Boom economico dal dopoguerra in poi. In questo articolo vedremo quindi:

  • L’evoluzione della velocità nella Vespa fino agli anni '60;
  • Dagli anni '70 ad oggi.

L’evoluzione della velocità della Vespa fino agli anni '60

La prima Vespa (e ovviamente noi intendiamo quella progettata da D’Ascanio, non la Paperino), poteva raggiungere una velocità massima di 60 km/h, superare pendenze del 20% e non possedeva alcun contachilometri. Semplicemente, non ce n’era bisogno. Se provate a immaginare le strade del dopoguerra, la diffusione limitata dei mezzi (il primo modello venne prodotto in circa 17.000 esemplari) di trasporto e la loro accessibilità (nel 1948 costava 68.000 Lire, l’equivalente di svariati mesi di lavoro di un operaio medio), è facile comprendere perché questo accessorio sia subentrato solo successivamente, quando si sono rese necessarie le prime norme stradali.

Nel 1952 gli esemplari prodotti iniziano ad essere più di 150.000, e la velocità inizia ad aggirarsi intorno ai 70/75 Km/h. Fa eccezione la Sei Giorni, progettata nel 1951 appositamente per partecipare all’omonima corsa internazionale dove vinse, e in questo caso non vi sono dati certi sulla velocità raggiunta. Sappiamo però che l’anno che segna lo spartiacque nella spasmodica ricerca della velocità è il 1962, anno in viene prodotta 160 GS, la prima Vespa a poter raggiungere i 100 Km/h. E fidatevi, che qui il contachilometri ci voleva.

Dagli anni '70 ad oggi

Dalla fine del ’60 agli anni ’80 vediamo sorgere veri e propri idoli della meccanica e dell’adolescenza come la 50Special: arriva il “cinquantino”, che dalla 50R, alla 50 Special alla 50 Elestar - ha come velocità massima i 40 Km/h. Questo tipo di ostacolo tecnico ha stimolato le doti da “meccanico abusivo” di un’intera generazione, si può infatti affermare che la moda del “truccare il motorino” - ancora oggi in voga tra i giovani - sia nata proprio con la 50 Special. Ovviamente in questo discorso la 200 Rally, la 125 TS e la Primavera, prodotte nello stesso decennio, non fanno testo perché progettate per altri target e con altri scopi (la prima arrivava ai 116 Km/h, le altre due ai 90 Km/h circa).

Gli anni ’80 vedono l’ascesa del PX coi suoi 100 Km/h accostato ad un altro “cinquantino”, la 50N, dove vediamo che la velocità supportata inizia ad aumentare seppur in piccola misura (arriva fino ai 45 Km/h). Negli anni 90 invece troviamo che le velocità dei vari modelli si stabilizza sui 45 per i 50 e sui 90 per i 125. Sembra quindi che dopo eccessi da entrambe le parti si sia iniziato a ricercare una soluzione equilibrata adatta al nuovo traffico diffuso.

In conclusione, dopo gli inizi sottotono destinati al mero trasporto si ha una richiesta sempre maggiore ed entusiastica di velocità che si manifesta anche nel costante interesse degli italiani verso i motori e le gare che motivano la creazione di modelli da corsa e da Rally, esigenze dapprima accontentate e poi lievemente sopite per adattarsi meglio ad un mondo sempre più trafficato e bisognoso di norme di sicurezza.